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What about a Sardinia Silicon Valley?

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"What about a WWW/Mosaic electronic version of L'Unione Sarda?" suggerivo in un fax 16 anni fa...

E siccome, semplificando, il "risultato" non è stato per niente male, mi diverte l'idea di usare lo stesso incipit nel titolo di questo post: what about a Sardinia Silicon Valley?

Cosa impedisce alla Sardegna di diventare una Silicon Valley del Mediterraneo? La domanda mi è sorta anche leggendo le riflessioni dell'egoblogger Robert Scoble nel suo post "The new worldwide startup", dove prova a sfatare alcune credenze comuni sulla "unicità" della Silicon Valley. E in rosso io ci ho aggiunto molto sinteticamente la situazione della Sardegna, per quanto a mia conoscenza.

There are some common trends about Silicon Valley.

1. Most everyone outside of the valley complains that they can’t get access to enough capital.

2. Most everyone outside of the valley complains that they can’t get access to enough PR.

3. Most everyone outside of the valley complains that their best startups get dragged to Silicon Valley once they get big and need more talent.

4. Most everyone outside of the valley complains that they don’t have the business infrastructure that they need to succeed.

5. Most everyone outside of the valley complains about lack of entrepreneurial culture. In Europe, for instance, failure is stigmatized.

But you already know these problems, among others. So, what’s changing? A lot.

1. The infrastructure needed to start up a tech company is now decentralized. You can use cloud servers from Rackspace, where I work, or Amazon or other companies. That infrastructure didn’t exist five years ago and before then if you wanted to start a web company you would need to build your own data center. Not every community has datacenters, but today everyone has access to the same cloud hosting services.

Un nuovo cavo sottomarino è già operativo e fornisce tutta la banda di rete che può servire. CRS4, Università e altri Istituti di Ricerca sono già collegati tra loro in una grid di calcolo molto avanzata e potente.

2. PR is being decentralized. Thanks to blogs, Skype, YouTube, Twitter and Facebook you can get onto TechCrunch no matter where in the world you are.

E in più le PR possono citare le varie "bellezze" della Sardegna.

3. Costs are coming way down. Associated with first point. No longer do you need hundreds of thousands of dollars in servers to start up, you just need a few hundred bucks on a credit card to buy cloud servers.

Sempre più vero.

4. A ton of startup accelerators/incubators have formed in past few years. I’ve listed a few on this post. They provide money, offices, mentoring, and other services you need like legal help.

Qui invece siamo ancora indietro (in Sardegna come nel resto d'Italia), ma basterebbe poco per cambiare.

5. Tech talent is growing around the world. Silicon Valley used to have a lock on geeks. That no longer is true as many universities around the world have educated tons of computer scientists and engineers.

Vero anche questo.

6. Tax advantages. In Vancouver government officials told me this week that they are seeing a widening corporate tax rate gap. They expect that in 2012 their rate will be 25% while USA’s rate will be 40%. Other countries, like Ireland, have even lower rates. Plus, tons of countries want to help form tech zones. In Vancouver Bootup Labs officials told me they are working on getting some R&D subsidies from the Canadian government, (I’ve heard similar things from other countries, which can help even more businesses startup around the world).

Questo è un punto molto dibattuto: c'è chi sostiene che non si può far niente perchè l'imposizione fiscale è regolata a livello centrale, e chi invece sostiene che l'autonomia statutaria della Regione Sardegna le permetterebbe di introdurre una "zona franca" o comunque a tassazione ridotta.

7. Lower costs of living. In San Francisco it’s expensive to buy housing and health care needs to be purchased at sometimes great costs to families. Not so in many other communities around the world.

Qui i costi della vita sono più bassi, a cui però si devono sommare quelli di viaggio, anche se ultimamente sono molto aumentate le possibilità di voli low-cost. E poi, come dicevamo per il punto 2, possiamo aggiungere la... "higher quality of living".

(Immagine di testa: http://www.flickr.com/photos/zipckr/3548310607)

Commenti

Premetto che anche io (come tantissime altre persone, ovviamente) ho pensato varie volte che l'opportunità maggiore per la Sardegna potesse essere quella delle web company, dello sviluppo software e delle ICT.
I pregi sono tanti, ma i maggiori sono il basso impatto sull'ambiente, se comparato al settore industriale classico, e un abbondanza di spillover per popolazione e aziende sarde.
Ora però, analizziamo il punto focale: come essere la nuova silicon valley? ovvero: come diventare il nuovo centro di convergenza per lo sviluppo tecnologico (diciamo del mediterraneo)?
Risposta ultrapessimistica: forget about it!
primo: la nostra classe dirigente, sia regionale che nazionale, non investe nello sviluppo e nell'educazione. pochi soldi e programmi poco lungimiranti hanno fatto in modo di farci rimanere indietro. Questo governo ha tagliato i fondi per università e scuole, e questo non è neanche andato a vantaggio delle politiche di sviluppo per le imprese. Tutto ciò che abbiamo visto è stato il salvataggio di banche e imprese del nord, a sfavore delle regioni "periferiche" come la sardegna. Il programma Master and Back è comunque la cosa più interessante che abbiamo, ma prima che sortisca gli effetti auspicati bisogna risolvere il punto due.
punto due: le aziende sarde, che dovrebbero essere il primo motore della convergenza, sono praticamente inesistenti o troppo piccole. Lo sviluppo tecnologico purtroppo è fatto di tanti fallimenti e pochissimi successi, e questo meccanismo è sostenibile solo se ci sono tante aziende abbastanza grosse da farsi carico di tali possibilità di fallimento. finchè saremo quattro gatti non andremo lontano. la risposta potrebbe venire dalle politiche burocratico/fiscali fortemente favorevoli, certo, ma a questo punto si ritorna al punto uno, senza contare il punto tre, che per me è fondamentale e gioca totalmente a nostro sfavore!
punto tre: un luogo di convergenza non può basarsi solo sull'ambiente incontaminato, sul buon cibo e sulle politiche fiscali. Un luogo di convergenza deve essere un luogo di intensa attività intellettuale e artistica, di grande movimento, di continuo incontro di persone, generi, attività, musiche, arti, scienze e quant'altro, e soprattutto devono esserci giovani, giovani di tutte le nazionalità e di tutte le culture. Qui, a parte qualche studente erasmus, non abbiamo NIENTE (ahimè) di tutto ciò. Basti pensare che le nostre due università, che attualmente sono devastate dai tagli, attraggono circa l'1% di studenti non-sardi (su questo dato non ci metto la mano sul fuoco, ma credo che sia così, se si escludono le facoltà di medicina).
detto questo mi sono un po' stancato di fare il beppe grillo della situazione, e chiedo scusa se sono stato noioso. ci sarebbero molte altre cose da dire, ad esempio la forte inflazione che fra poco colpirà questo genere di mercato, quando cina e india entreranno a pieno regime.
in ogni caso, non credo che il progetto di una "nuova silicon valley" sia impossibile da attuare, ma dobbiamo prima di tutto formare (e votare) una classe dirigente più matura, che faccia delle politiche lungimiranti.

Giorgio, grazie del tuo commento, per nulla noioso, anche se un tantino pessimista...
Io però non sono del tutto convinto che, proprio per le ridotte "barriere d'ingresso" che abbiamo oggi nell'ICT, la "riscossa" possa venire solo da un intervento dirigista della classe politica, piuttosto che dal basso da alcuni (pochi ma buoni) imprenditori che triggerino la rinascita... Ma forse sono un po' troppo ottimista... :-)

Bell'articolo e interessanti spunti. Per la mia esperienza, 10 anni di lavoro nel web/ict in Sardegna e viaggi settimanali a Milano/Roma/Estero oltre che 4 mesi spesi a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, ti posso assicurare che sono più di uno i punti che impediscono alla Sardegna di diventare una Silicon Valley.

1) Cultura imprenditoriale: pressochè assente. Gli studenti di Stanford nell'ultimo anno di studi pensano già a come mettere in pratica l'idea del nuovo servizio/prodotto che hanno in cantiere, da noi si compila la lista di aziende a cui spedire il curriculum.

2) Completa assenza di cultura VC. Per trasformare un'idea in azienda servono due cose importanti: quando detto in (1) e dei soldi. Da noi per avere soldi devi mettere debiti e i pochi fondi esistenti sono irraggiungibili dalla maggior parte dei ragazzi di belle speranze ma inesperti e sicuramente non sono facili da approcciare e non è facile far emergere la tua idea.

3) Cultura del networking. In Silicon Valley giornalmente dovevo scegliere gli eventi a cui rinunciare. La tua giornata la puoi riempire di eventi di networking, dalla tavola rotonda per fare i pitch con un VC selezionato alle 7.30 del mattino assieme ad altre startup, al lunch 2.0 organizzato nella sede di questa o quell'altra azienda, ai vari incontri organizzati ovunque in giro per la Silicon Valley. Da noi tutto questo è inesistente. Ti faccio un esempio: lavoriamo a due passi l'uno dall'altro ma credo che noi due ci siamo incrociati forse una volta per sbaglio. In SV questo sarebbe impossibile. Il numero di biglietti da visita raccolti in quei 4 mesi superano quelli raccolti in giro per l'italia negli ultimi 4 anni, tutti in SV sono avidi di fare nuove conoscenze e la timidezza non esiste. Qui da noi siamo distanti anni luce da quell'environment.

4) Se un'azienda in SV fallisce, tutti amici come prima, i soldi investiti sono stati persi e gli imprenditori pensano già alla prossima avventura (2 su 10 aziende su cui un VC investe in media hanno successo, le altre 8 falliscono). Da noi non c'è bisogno che ti dica come andrebbe a finire...

Insomma, siamo molto lontani, che ne dici?

Ciao

Luca

Luca, dico che più leggo i vostri commenti (qui, su facebook, su quota100.ning.com, ...), più li trovo soprattutto lucidi e appassionati, piuttosto che fatalisti e pessimisti...
E allora mi convinco ulteriormente che l'obiettivo è più facilmente raggiungibile di quanto non pensiate... ;-)
A breve proporremo un BarCamp, rigorosamente apolitico e agnostico, su queste tematiche... Keep in touch!

Ciao Pietro,
solo per segnalare che ho commentato questo articolo sul nostro blog http://www.prossimaimpronta.it/silicon-valley-in-sardegna.html

Non vedo l'ora di partecipare al primo barcamp della new Sardinia Silicon Valley.
;-)

Un suggerimento, che sia davvero informale, non facciamone una versione italiana.

Ciao e grazie per aver aizzato il fuoco col tuo articolo,
Marcello

Ciao Pietro,
sono un "giovane" imprenditore sardo, lavoro nell'ambito dei servizi web e in questo momento mi trovo in Silicon Valley.
Quale migliore occasione per commentare questo articolo?
Faccio alcune considerazioni prendendo spunto dai commenti, in particolare da quanto hanno detto Luca e Giorgio.
Ritengo che la situazione sia paragonabile al gatto che si morde la coda. Provo a spiegarmi.
La politica dovrebbe credere e favorire l'imprenditoria nei nuovi settori tecnologici -> Di conseguenza le università dovrebbero formare negli studenti una cultura imprenditoriale -> I giovani laureati dovrebbero quindi essere maggiormente propensi al rischio -> Le idee imprenditoriali che fisiologicamente falliscono (è vero quanto sostenuto da Luca al punto 4) dovrebbero trovare terreno fertile per cominciare con nuove attività ma per far questo dovrebbe essere più semplice creare nuove aziende...e qui si torna alla politica.
Questo processo, purtroppo, non non si verifica!
Analizzo i vari punti:

1) La politica crede nell'innovazione in Sardegna?
A questa domanda non so che rispondere, non ho neanche le conoscenze necessarie per sapere se delle leggi regionali "ad hoc" possano favorire la nascita di aziende a basso costo.
Questo è un aspetto fondamentale. Ad oggi per creare una nuova azienda servono un bel po di soldi che spesso dei giovani non hanno (capitale sociale, notaio, commercialista, consulente del lavoro). Soldi che servono solo per aprire l'azienda e gestire gli aspetti burocratici. Considerato questo grande dazio che bisogna pagare all'ingresso ti accorgerai che è molto più difficile rischiare in Sardegna ( e in Italia in genere) piuttosto che qui in SV.

2) Le università
Qua le università indirizzano gli studenti verso l'imprenditoria nei settori innovativi. Tantissime realtà sono spin-off universitari. Una cura maniacale nei confronti del cliente, focus, mercato. Gli obbiettivi delle università sono: formare persone che grazie alle loro idee possano creare prodotti da lanciare sul mercato.
Cosa succede in Sardegna e in Italia?
Conosco alcune persone coinvolte in spin-off universitari italiani con pessimi risultati, non per la mancanza di preparazione da parte dei giovani, ma molto spesso per colpa dei professori universitari. Gli obbiettivi sono diversi: i professori cercano pubblicazioni e riconoscimenti non hanno l'interesse ad andare sul mercato, per cui anche una buona idea è destinata,nella maggior parte dei casi, a morire.

3) Propensione a rischio dei giovani
Purtroppo ci sono pochi giovani pronti a rischiare (da noi si cerca il "posto fisso") ma questo è anche un fattore culturale. Se un'idea va male sei considerato un fallito. Qui in SV se un'idea va male sei pronto per un'altra e soprattutto sei più esperto perché probabilmente la seconda volta non commetterai gli errori fatti in passato. Io stesso, se oggi ripartissi con una nuova idea, probabilmente non farei tanti errori commessi in passato!

4) Terreno fertile
Questo aspetto è fondamentale ed è molto legato al networking. Io ho un'idea, la sviluppo, conosco persone che mi aiutano, fallisco e poi magari con una delle tante persone incontrate posso partire con lo sviluppo di una nuova idea.

Io credo che la Sardegna abbia gli elementi necessari, ma molto pochi per essere sufficienti, per creare un tessuto simile alla Silicon Valley ma da una parte la politica e le università devono svegliarsi dall'altra i giovani devono imparare a rischiare.
- La politica dovrebbe favorire la nascita di nuove imprese a basso costo di apertura e gestione.
- Le università dovrebbero proporre corsi di laurea molto verticali e specifici su imprenditoria 2.0 e nuove tecnologie. Dovrebbero essere capaci di attirare studenti e professori da tutta Italia e, perchè no, da tutto il mondo. Un approccio simile farebbe arrivare tanti VC (sono estremamente convinto di ciò).
- I giovani, da parte loro, dovrebbero essere meno pessimisti, dovrebbero provare a concretizzare le proprie idee di business e non abbattersi se un progetto fallisce.

Se mi è permesso provo a dare 2 consigli:
1) Sviluppare la propria idea, anche se i soldi sono pochi, da una soddisfazione che difficilmente si trova lavorando in altre aziende. Ve lo dice uno che ha lasciato stipendio e sicurezze per inseguire un sogno, quindi provateci!
2) In Sardegna si vive veramente bene :-)


Un saluto dalla Silicon Valley
Daniele

Vi posso chiedere di far convergere i vs interventi qui: http://quota100.ning.com/profiles/blogs/sardinia-silicon-valley-work please?
Pietro, hai scatenato le passioni dei sardi/tecnologici... grande!

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